Internet è uno spazio, in gran parte inesplorato, dove crescere un’impresa

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C’era anche Fulvio Julita, co-fondatore di PLUME, tra le voci di “Quel che un MI PIACE non dice”, l’evento che si è svolto a Varese, nella meravigliosa villa Panza, domenica 13 novembre 2016.

L’iniziativa è nata dal Gruppo Terziario Donna – Confcommercio Varese e la collaborazione con FAI (Fondo Ambiente Italiano) oltre a quella con PLUME, il nostro staff di professionisti specializzati nella narrazione d’impresa attraverso il web.

Tema dell’incontro è stato appunto l’opportunità che si apre alle imprese con l’avvento delle tecnologie internet e dei social media.
Ecco, sull’argomento, un’approfondimento del nostro portavoce all’evento varesino:

Come racconteresti la rivoluzione digitale che ha preso il via, più di dieci anni fa, con l’arrivo dei social media?

È una storia emozionante, avventurosa. In uno scenario catastrofico, in cui il mercato sembra aver perso i punti di riferimento che conoscevamo, all’improvviso scopriamo che esistono spazi inesplorati in cui crescere, che le distanze non esistono più, che ci sono strumenti e mezzi per arrivare dove prima non avremmo mai immaginato.
Ma la cosa più bella è che è una storia vera.

Perché le imprese dovrebbero guardare con attenzione il mondo dei social media?

Perché le imprese sono fatte di persone che comunicano con altre persone. I social media sono un luogo attraverso cui le imprese possono rafforzare i loro legami, guadagnare visibilità, stabilire nuovi rapporti di fiducia. Mai prima d’ora è stato così facile, soprattutto per le imprese più piccole.

Che ruolo svolge Google, il motore di ricerca numero uno, in tutto questo?

Google è il luogo attraverso cui ogni giorno passano milioni di ricerche, milioni di persone che cercano risposte alle proprie domande. Per un’azienda, saper comunicare attraverso internet significa guadagnarsi l’opportunità di essere immediatamente visibili agli occhi di qualcuno che esprime, attraverso una ricerca appunto, il proprio bisogno di un prodotto o servizio.
E come se qualcuno che desidera un nostro prodotto e non ci conosce, passasse davanti al nostro negozio, vedesse quel prodotto in vetrina. È probabile che decida di entrare con l’intenzione di comprarlo.

A cosa è dovuto il ritardo con cui le imprese italiane si stanno avvicinando alle nuove dinamiche di comunicazione?

C’è senz’altro un gap tecnologico rispetto a molte nazioni estere: ci sono ancora zone del nostro Paese non raggiunte da internet o con disponibilità limitata.
Ma c’è dell’altro. C’è un’abitudine radicata nelle imprese a comunicare senza avere un contraddittorio. I social inevitabilmente aprono a un confronto con il mercato che a molti fa paura.
E poi ci sono tanti pregiudizi nei riguardi di un mondo, quello dei social network, che appare estraneo all’ambito professionale.
Io dico invece che serve una ruspa per rimuovere i pregiudizi. Così poi si potrà costruire da zero una diversa consapevolezza di ciò che le persone realmente si aspettano dalle imprese.

Qual è la cosa che più ami del tuo lavoro?

La sensazione di essere pionieri in un mondo in cui gli equilibri che sembravano consolidati vengono rimessi in discussione. Quando mai è capitato che una piccola impresa potesse giocarsela alla pari delle grandi con la sola forza delle idee?

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Plume Raccontare le imprese

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Plume è un squadra di professionisti del comunicare via internet e della fotografia. Sviluppiamo strategie, fissiamo gli obiettivi, individuiamo i canali e progettiamo i mezzi per dare voce alle storie delle imprese che scelgono di lavorare con noi. Aiutiamo i nostri clienti, anche attraverso la formazione, ad essere visibili sul web, a valorizzare le loro buone qualità, a offrire un servizio migliore e a vendere meglio.