Commerciante attento, c’è il furbetto travestito da Google

Fulvio Julita Podcast, Web Marketing

È legittimo che, dove c’è un bisogno più o meno latente, ci sia qualcuno che si offra di soddisfarlo. È il mestiere di chi vende, l’offrirsi per risolvere un problema. Ciò che non è lecito è che qualcuno approfitti della fiducia delle persone per piazzare il proprio servizio. Quella si chiama truffa.

E non mi faccio problemi a chiamare così quel fenomeno crescente di farabutti che bussano alle porte delle imprese presentandosi come coloro che parlano a nome di Google.

Arrivano e mostrano alla vittima di turno numeri e grafici che dimostrano la scarsa presenza della sua attività sui motori di ricerca, i limiti del suo sito web, il danno commerciale che tale situazione rappresenta. Inutile dire che la soluzione al problema è a portata di mano, scritta nero su bianco tra le pagine di un contratto a cui è sufficiente apporre una firma.

Ne ho incontrati più di uno, personalmente, di questi personaggi. Uno pochi mesi fa, nell’ufficio di un mio cliente.
Con un fogliettino triste triste in mano, snocciolava i dati di un non so quale check al sito web.

“Vede, è scritto qui, signore: il suo sito non è mobile”.

Traduco: “Il suo sito internet non ha una versione adatta ad essere visualizzata sugli smartphone. Di conseguenza è penalizzato nei risultati di ricerca”.

In quell’occasione ho potuto smascherare il tentativo, estraendo il mio smartphone dalla tasca e mostrando all’imbroglione il sito del mio cliente: era visibilmente allineato agli standard che piacciono a Google.
Ma quanti ignari commercianti si sarebbero fatti abbindolare? Magari senza capire cosa il truffatore proponesse per risolvere il problema.

Pochi giorni fa ho scoperto un’altra forma di raggiro.

Stavo mostrando in aula, ad un corso di formazione per negozianti, la tabella che troviamo nella colonna di destra della finestra dei risultati di ricerca. È quella che appare quando cerchiamo un’impresa, digitandone il nome. Google ne crea una per ogni attività commerciale di cui è a conoscenza. Sono presenti l’indirizzo, il telefono, un’anteprima da Street View (il sistema di esplorazione virtuale dei luoghi che forse già conosci) e una porzione della mappa (GoogleMaps) del territorio in cui l’attività ha sede. Spesso i dati nelle schede sono imprecisi ma si può facilmente segnalare gli errori.

Se sei il titolare di un’impresa, fai questa prova: digita in Google il nome della tua ditta e molto probabilmente vedrai la tua scheda. Puoi – e ti consiglio di farlo al più presto – rivendicarne la proprietà, diventandone amministratore, aggiornare i dati e arricchirla di foto e informazioni aggiuntive.

È sufficiente cliccare sulla voce “Sei il proprietario?” e seguire le semplici procedure che ti vengono suggerite. Se non ti appare la dicitura, evidentemente qualcun altro, legittimamente o no, ha preso possesso della scheda prima di te.

Perché è importante amministrare la scheda?
Perché quella tabella – lo potrai constatare osservando le statistiche nell’area di gestione Google My Business – è molto utilizzata da chi cerca la tua attività.
Una buona parte delle telefonate che ricevi partono da utenti che, da smartphone, ti hanno rintracciato su Google, hanno trovato la tua scheda, hanno cliccato sul tuo numero di telefono facendo partire la chiamata. Altri hanno raggiunto la tua sede attivando la navigazione GPS da lì.

Insomma quella scheda è un’ottima iniziativa di Google che contribuisce alla visibilità delle imprese e facilita la vita alle persone. Tenerla aggiornata significa offrire a chi ti incontra su internet più elementi per aiutarli a contattarti.

E dove sta l’inganno?
Me l’ha raccontato una commerciante in aula. I soliti furbetti, ancora loro, i sedicenti rappresentanti di Google, si presentano agli esercenti e spiegano che per mettere mano alla scheda c’è un costo da pagare.

Niente di più falso. Google non chiede un soldo per dare ai titolari delle imprese l’amministrazione della scheda. E mi viene difficile pensare che mandino gente porta a porta. Per fare cosa? Raggranellare forse gli spiccioli per il caffè?

È gratis quella scheda. Anzi, è nell’interesse di Google che i dati presenti in ognuna siano corretti.
Perché se c’è una cosa che ho capito da quando lavoro nel web marketing è che il vero patrimonio del numero uno dei motori di ricerca è l’affidabilità dei risultati. Le persone continueranno a preferire Google ad altri fino a che avranno la consapevolezza che i risultati che trovano sono attendibili.

Ma vuoi conoscere la forma di imbroglio più subdola?

È la tecnica del “Porto la tua azienda in prima pagina”.
Il millantatore promette – in cambio di denaro, ça va sans dire – uno straordinario posizionamento su Google. Torna poche settimane dopo e, davanti agli occhi dell’esercente digita il nome della ditta nella finestra di ricerca. E – wow! – ecco in prima pagina, anzi in prima posizione nella prima pagina, il nome dell’attività dell’ignaro commerciante.

Cos’ha fatto il truffatore? Assolutamente niente. Ha fatto tutto Google.
Se hai un minimo di conoscenza delle logiche del SEO (search engine optimization, le tecniche di ottimizzazione del posizionamento di un sito web sui motori di ricerca) saprai che il sito di un’azienda di cui è stato inserito il nome nella finestra di ricerca, non può che essere il risultato naturale più pertinente per Google, salvo eccezioni.

Insomma, lasciamelo dire, è sconfortante tutto questo.
Viviamo un’epoca di cambiamenti e nuove opportunità, anche grazie a Google; ma la rivoluzione digitale deve saper abbattere parecchi muri nel mondo delle imprese, inclusa una comprensibile diffidenza.

Se a ciò si aggiungono gli espedienti di scaltri personaggi come quelli che ti ho descritto, ritengo che per parecchio tempo ancora ascolteremo parole come “… sì, internet è una bella cosa, ma nel mio settore non funziona. Il mio settore è diverso”.

Quali consigli per non scivolare nelle trappole?
Spesso cercare di smascherare la persona che hai di fronte non è facile, è vero. Per cui l’unica arma che hai per non farti ingannare è il tuo sapere. Leggi, studia, cresci, coltiva la tua cultura digitale. Se hai un’impresa, pur piccola che sia, non puoi pensare che il capire i modi attraverso cui oggi le persone comunicano e gli strumenti che utilizzano siano cose che non ti riguardano.

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AUTORE

Fulvio Julita

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Prendo per mano professionisti e imprese, li accompagno nel mondo di internet. Attraverso il web e i social media, li aiuto a comunicare meglio e valorizzare la loro identità.Nasco come creativo pubblicitario, graphic designer e consulente in comunicazione. Dal 1990, penso, progetto, coordino e scrivo per le aziende.Mi sono specializzato in branding e social media marketing. e, da alcuni anni, il mio lavoro si è esteso alla formazione aziendale in materie legate alla comunicazione ed in particolare alle strategie di web e social media marketing.