Rimini Hospitality Day fotografia hotel Lorenzo Elisa

Racconto, emoziono e vendo camere: le fotografie che funzionano sui social

Elisa Piemontesi #plumestories, Hospitality

Ammettiamolo: ogni volta che scriviamo un post per le nostre pagine social o un articolo per il blog, scopriamo di non avere la fotografia giusta da abbinare al testo. Quindi inizia la ricerca di un’immagine adatta.
Se la troviamo sul web, siamo davvero certi di poterla utilizzare? Quali rischi corriamo se usiamo un’immagine qualsiasi trovata online? E se decidiamo di acquistarle da una banca immagini di stock, siamo sicuri siano la soluzione giusta, che funzionino?

La fotografia per il web è un tema abbastanza spinoso. Storytelling è la parola del momento: le immagini devono emozionare, coinvolgere e creare addirittura uno stile riconoscibile. Così dicono tutti, con molta teoria e poca pratica applicata quando serve fare davvero qualcosa. Il risultato? Tanta confusione e nella realtà di un hotel (o di un’azienda) non si sa davvero da dove iniziare a cercare queste immagini.

Io e Lorenzo Lucca ci confrontiamo spesso con i dubbi di tanti che partecipano ai nostri corsi di formazione. Abbiamo perciò pensato ad un elenco di buoni consigli per uscire dal labirinto del “Odddddio, che foto uso?”.
È uno dei punti che abbiamo portato nel nostro intervento sulla fotografia l’11 ottobre a Rimini a Hospitality Day, evento formativo di riferimento per il mondo alberghiero.
Pronti? Partiamo!

1) RACCONTA, NON VENDERE.
Così direbbe il nostro collega Fulvio Julita nei suoi corsi di web marketing. Solitamente gli albergatori possiedono un limitato numero di fotografie della loro struttura. Si tratta di scorci di interni e camere vuote, sono adatte per il sito web e per le OTA in generale. Appena approdano sui social capiscono che non bastano.
Il nostro consiglio è quello di raccontare la quotidianità dello staff, la cucina, le signore ai piani, gli animatori, le attività, i luoghi turistici attorno alla struttura, il dietro le quinte degli avvenimenti. Un albergo è un luogo ricco di attimi di vita, piccoli episodi che si possono raccontare. Perché non attingere da lì?

2) CONSIDERA L’EVOLUZIONE DELLA CULTURA VISIVA.
Se avete timore di pubblicare su una pagina aziendale fotografie non perfette, non fatte da un professionista, state tranquilli: i social media e l’immensa mole di immagini prodotte e diffuse da gente che non sa fotografare hanno compiuto una rivoluzione.
Oggi sui social vince l’autenticità sulla perfezione. La foto imperfetta trasmette un’emozione vera di un momento reale, così non è così per le foto stereotipate che il marketing tradizionale ha cavalcato per anni. La perfezione artificiosa delle foto pubblicitarie è inopportuna in quanto suona sfacciato l’intento di vendere alterando la realtà: i social sono una piazza ma non quella del mercato.
Considerate piuttosto il rigore formale della fotografia tradizionale per il sito internet, i portali di vendita (Booking.com ad esempio) e le cartelle stampa. D’altronde ogni media ha un suo linguaggio.

3) PENSA ALLO SMARTPHONE COME AD UN ALLEATO.
Ogni giorno ci accompagna, ci permette di scattare, modificare e pubblicare un’immagine in pochi istanti. Non è più un semplice telefono, è un computer, una macchina fotografica, uno strumento per navigare in internet.
Pensate allo smartphone come ad un alleato nella comunicazione sul web.
Vanno rispettate alcune regole. Stare attenti alla luce, ad esempio: quando si è al buio le foto risultano scure e sgranate. Basta spesso spostarsi di poco verso una fonte di luce per trovare un’immagine migliore.
Un limite degli smartphone (in particolare quelli meno recenti) è la gestione della sfocatura di ciò su cui non si vorrebbe centrare l’attenzione. Prestate attenzione a quel che si trova dietro al soggetto, scegliete sfondi neutri e occhio al disordine.

4) NON ESSERE TIMIDO.
Spesso per non disturbare, per timidezza, non ci avviciniamo al punto d’inquadratura migliore per la situazione che sta avvenendo sotto ai nostri occhi. Il risultato? Scattiamo fotografie troppo lontane di cui non si capisce il soggetto. Avvicinatevi senza paura: per raccontare il momento è necessario farlo dalla posizione più adatta. Soprattutto se tra le vostre mani c’è uno smartphone, non una reflex dotata degli obiettivi migliori.

5) RICORDA DI SCATTARLE LE FOTO.
Sembra un consiglio banale, ma non lo è. Capitano attorno a noi cose straordinarie: sotto ai nostri occhi ci sono i momenti che potremmo raccontare ma, presi dalla quotidianità, ci lasciamo sfuggire l’attimo. Centinaia di storie e poche immagini: il risultato è che non potremo narrare di quel dolce, quell’evento, quel giorno speciale in cui l’arcobaleno si specchiava nel lago.

 

All’Hospitality Day abbiamo parlato anche di fotografie che raccontano, emozionano e aiutano gli albergatori a vendere camere. Perché lo stile fotografico, le esigenze tecniche e gli strumenti di comunicazione oggi ci chiedono sempre più immagini. Ma devono essere quelle giuste.

Con noi a Rimini anche Stefano Cerutti (co-founder Plume e direttore di Mirtillo Rosso Family Hotel) con una tavola rotonda dal titolo “Veri Family Hotel: 3 casi di successo”. Assieme a lui due colleghi albergatori da cui prendere esempio: Marina Pasquini (presidente degli Italy Family Hotel) e Andrea Falzaresi (AD di Club Family Hotel).

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AUTORE

Elisa Piemontesi

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Sono fotografa specializzata in storytelling e gestisco contenuti, presenza e strategie per i social media.
Per molto tempo ho avuto il dubbio di come affrontare il discorso della mia formazione non “classica”​, poi ho capito che non è un difetto ma è un aspetto che mi distingue.
Ciò che lega il mio attuale lavoro e la mia formazione in un’accademia per lo spettacolo sono, in effetti, la comunicazione e l’emozione. Quando si danza, recita o conduce cosa si fa? Si racconta una storia e delle emozioni attraverso linguaggi diversi. E’​ esattamente quello che faccio oggi attraverso lo storytelling fotografico ed i social media: mondi diversi per raccontare storie uniche ed emozionanti!