Un cliente su due lo trovi su Facebook

Fulvio Julita Podcast, Web Marketing

Abraham Maslow era uno psicologo statunitense, primo di sette figli nati da una coppia di ebrei immigrati dalla Russia. Negli anni ‘50 del secolo scorso, spiegò al mondo che ogni individuo è unico e irripetibile. Sono i bisogni ad essere comuni a tutti. Ci accomunano e ci permettono una vita migliore se vengono soddisfatti.

Ma cosa c’entra Maslow con Facebook? Seguimi nel ragionamento.

Per spiegare meglio i bisogni dell’uomo, Maslow utilizzò una forma geometrica, una piramide.

Immaginati una piramide divisa in cinque sezioni orizzontali.
La sezione che sta alla base corrisponde ai bisogni fisiologici dell’uomo: mangiare, bere, dormire, respirare. In una condizione in cui l’uomo senta soddisfatti questi bisogni, ecco che nella sua testa scattano delle esigenze di livello superiore, quelle della seconda sezione della piramide: sicurezza e protezione. L’uomo ha bisogno di sentirsi al sicuro da ciò che possa minacciare la sua vita: fenomeni della natura, animali feroci o altri esseri umani. È in quel bisogno che si spiega il motivo per cui si incominciò a cercare rifugio nelle caverne o a costruire le palafitte o ad accendere fuochi per tenere lontani gli animali.

Assecondate queste necessità, ecco che si entra nei bisogni di terzo e quarto livello. Sono quelli legati alla sfera sociale.
Il terzo livello corrisponde alla necessità di sentirsi parte di un gruppo sociale: una famiglia dapprima, una tribù, un villaggio, una nazione poi.
Il quarto livello riguarda la necessità di sentirsi riconosciuti dalla società a cui si appartiene: sentiamo il bisogno di essere riconosciuti come individui dagli altri nel nostro agire all’interno della società.

Infine al vertice della piramide c’è il quinto livello. È quello dell’autorealizzazione, la necessità di sentire pienamente realizzate le nostre aspirazioni.

Se verosimilmente i bisogni spiegano gran parte dei comportamenti delle persone, possiamo facilmente immaginare che anche l’ingente flusso di persone che sceglie di trascorrere del tempo su un social network sia determinato da un qualche bisogno naturale. E infatti sono soprattutto i bisogni del terzo e quarto livello della piramide di Maslow, quelli riguardanti gli aspetti sociali, a trovare in Facebook una serie di elementi appaganti.

Pensaci un secondo: quando disegniamo, attraverso Facebook, la nostra rete sociale, chiedendo o accettando le amicizie, che cosa stiamo facendo se non comunicare, al mondo ma soprattutto a noi stessi, “Ecco questa è la mia tribù”?
Con quell’azione, quella dell’incasellare gli amici in una sezione della nostra scheda di Facebook, assecondiamo la nostra necessità di sentirci parte di una rete sociale e troviamo appagante l’avere di fronte a noi, sullo schermo del computer, una rappresentazione visiva della nostra rete sociale. Stiamo agendo nell’area del terzo livello della piramide di Maslow.

E ancora, quando pubblichiamo le foto delle nostre vacanze, quelle dei nostri bambini, del nostro cane, del nostro gatto, quando diffondiamo un commento, una battuta di spirito, quali sono le nostre intenzioni più profonde? Che cosa ci spinge a compiere quest’azione?
Stiamo semplicemente cercando una riprova sociale che si esprime attraverso i Mi piace delle persone della nostra rete, i commenti dei nostri amici. Insomma stiamo cercando la conferma del nostro valore ai loro occhi come individui.

Spingendoci oltre nel ragionamento, potrei dirti che c’è una forma di gratificazione anche nei bisogni del quinto livello (l’autorealizzazione) in quella sequenza di contenuti che, in ordine cronologico nella nostra pagina personale, testimoniano porzioni della nostra vita, ne raccontano i progressi.

Sono questi i motivi che portano le persone su Facebook. È un’esperienza tanto appagante che ad oggi il numero degli iscritti al social network è impressionante: oltre un miliardo e mezzo al mondo, circa un quarto della popolazione del nostro pianeta.
E se il numero non è superiore è solo perché in alcune zone della Terra internet non è accessibile con la nostra stessa facilità. Tanto è vero che tra i progetti sviluppati da Facebook ce ne sono alcuni che riguardano il portare internet in luoghi della Terra dove non è presente.

In Italia gli utenti attivi superano i 27 milioni, quasi la metà della popolazione. Per utente attivo si intende chi accede al social network almeno una volta al mese.

Se vivi in Italia, sai cosa ci dice questo numero? Ci dice che almeno una persona su due tra quelle che conosci è su Facebook. Ma non solo: se hai un’attività imprenditoriale e il tuo mercato e l’Italia, un tuo potenziale cliente su due molto probabilmente è su Facebook.
Pensaci bene, esiste un altro luogo di aggregazione in cui, tra le persone presenti in numero così ingente, una su due sia un tuo potenziale cliente? La risposta è no.

Ecco perché vale la pena prestare attenzione a ciò che succede all’interno di Facebook: perché una buona fetta del tuo mercato è lì. Chi chiude gli occhi e pensa che la cosa non non lo riguardi, sta ignorando un’opportunità importante.

 

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AUTORE

Fulvio Julita

Facebook

Prendo per mano professionisti e imprese, li accompagno nel mondo di internet. Attraverso il web e i social media, li aiuto a comunicare meglio e valorizzare la loro identità.Nasco come creativo pubblicitario, graphic designer e consulente in comunicazione. Dal 1990, penso, progetto, coordino e scrivo per le aziende.Mi sono specializzato in branding e social media marketing. e, da alcuni anni, il mio lavoro si è esteso alla formazione aziendale in materie legate alla comunicazione ed in particolare alle strategie di web e social media marketing.