Storia di un pugile e della poesia più breve di sempre

Si dice che Cassius Clay – un uomo che fu una leggenda del pugilato – sia stato autore della poesia più breve di sempre. “Me, we”, diceva. Due sole parole separate – o unite, come preferite – da una virgola: “Me, noi”.

Cassius Clay non fu solo un grande pugile. Fu anche un paladino dei diritti umani, uno che arrivò ad abbracciare una nuova religione e cambiare il proprio nome in Muhammad Ali, quasi ad annullare la persona che era, in nome degli altri.
Io non so quanto ci sia di vero in questa storia, se realmente scrisse lui quei versi, se li pronunciò – come si dice – di fronte agli studenti di un campus americano, se quella sia realmente la poesia più breve di sempre. Quel che trovo straordinario è la forza di quei versi. “Me, we” era un modo per dire che tutti noi siamo una sola cosa, qualcosa di unico, che le azioni dei singoli hanno effetti su tutti. Due sole parole per esprimere un concetto tanto complesso.
Perché questa è la potenza delle parole: ne bastano davvero poche per dire cose grandi.

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AUTORE

Fulvio Julita

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Web coach e digital strategist. Mi occupo di narrazione d’impresa applicata alle strategie di marketing. Prendo per mano professionisti e imprese, li accompagno nel mondo di internet. Attraverso il web e i social media, li aiuto a comunicare meglio, valorizzare la loro identità e vendere. Uso internet, parole e immagini per raccontare di imprese, prodotti e persone.