Trenta giorni da plumer

Cos’ho imparato in trenta giorni da plumer

Fulvio Julita #plumestories, Web Marketing

Per un mese Camilla, giovane laureata in ambito turistico, ha osservato da dentro il mondo di Plume / Raccontare le imprese, tra corsi di formazione di web marketing, attività di affiancamento e shooting fotografici. E questo è il suo racconto.

 

Quando un mese fa mi è stata posta la seguente domanda “Ma tu quanto ne sai di Social Media?” da parte di Stefano Cerutti, direttore del Mirtillo Rosso e co-fondatore di Plume, ero convinta di aver ben chiara la risposta. Dentro di me facevo dei ragionamenti del tipo: “Dovrei saperne abbastanza, insomma, ci sto praticamente attaccata dalla mattina alla sera! Mi prendono pure in giro tanto è il tempo speso su Facebook o Instagram! Per non parlare del fatto che anche nella mia tesi di laurea magistrale ho parlato della potenzialità di questo mezzo apportata al marketing turistico”.

Questo era ciò che credevo.

Mi è bastato un mese per capire che questa mia convinzione fosse, se non errata, quantomeno superficiale: nello specifico, avevo intuito le potenzialità di un mondo che di fatto non sapevo come sfruttare. Ho passato il mese di giugno a seguire come un’ombra Fulvio Julita, web strategist in Plume, durante i suoi corsi di tecniche web e social media marketing per commercianti, piccoli imprenditori e professionisti ed ho imparato molto più di quanto avessi potuto immaginare.

Ciò che mi ha confortata sin da subito è stato il rendermi conto del fatto che molto di quello che già facevo naturalmente e quotidianamente su internet può essere trasformato, con le giuste strategie, in qualcosa che può fare la differenza.

Il primo aspetto che ho imparato è quello dell’importanza del personal branding, ovvero il pensare a sé stessi come ad un prodotto che vogliamo vendere. La nostra persona è il primo aspetto da curare in nome di una particolare ma allo stesso tempo insindacabile verità: agli occhi del mondo siamo quello che Google dice di noi, e non quello che pensiamo di essere.

Agli occhi del mondo siamo quello che Google dice di noi.

Ad oggi chiunque voglia far parte della nostra rete sociale o lavorativa, o per qualsiasi motivo fosse interessato a raccogliere informazioni sul nostro conto digiterà il nostro nome su Google. E aver cura di ciò che uscirà dai risultati di questa ricerca è fondamentale in quanto in quel preciso istante, in nostra assenza, sarà ciò che parlerà di noi e farà la differenza. In vista di questo, assecondare l’indicizzazione sul motore di ricerca più utilizzato al mondo diviene facile, se si conoscono gli strumenti per farlo.

Mi sono immersa (ed innamorata) nel mondo dello storytelling, nella sua applicazione sui diversi canali social media, e in tutto il mondo che ne fa parte. Nello storytelling l’universo internet si intreccia con quello proprio delle tecniche della scrittura, ed il prodotto che ne risulta è particolarmente accattivante ed efficace.
Prima di partecipare ai vari corsi non mi ero mai soffermata sul pensiero che dietro ogni marchio esistono innumerevoli storie da raccontare: persone, passioni, eventi, aneddoti, luoghi, fallimenti e vittorie diventano tutti episodi dello stesso racconto, utili a costruire fiducia ed umanità attorno a ciò che viene proposto ai nostri clienti. Metterci la faccia è da sempre sinonimo di autenticità e di veridicità e ci distingue da tutti gli altri nostri concorrenti: io so quello che faccio e lo faccio bene.
Eccomi, io sono questo, puoi fidarti di me. Senza questa personalizzazione, il solo criterio con il quale verremo valutati e comparati agli altri sarà quello del prezzo. Un aspetto importante da considerare è che nessuno tra i milioni di utenti che giornalmente scorrono la bacheca di Facebook o Instragram lo fa con l’intenzione di acquistare qualcosa: ciò che viene invece cercata è l’esperienza, la storia, la curiosità, l’emozione. Bisogna sollecitare le leve motivazionali di chi ci legge.
Per ottenere tutto questo non dobbiamo far altro rispetto a quello che facciamo spontaneamente tutti: portare una parte del nostro mondo alla persona con cui ci interfacciamo, poco per volta ed in modo costante. Per farlo nel modo corretto è sufficiente incrociare la nostra creatività con alcune tecniche ed alcuni metodi.

Nessuno è su Facebook o Instagram con l’intenzione di acquistare qualcosa.

Ho avuto la possibilità di apprendere che esistono dei piccoli espedienti mentali finalizzati a dare una forma ben precisa ai contenuti che vogliamo esprimere in modo da renderli completi e accattivanti, o riprendere lo stesso argomento da un punto di vista diverso senza risultare ripetitivi. Esistono sul web anche alcuni motori di ricerca, come Google Trends, Ubersuggest o Yahoo Answer (ed altri) che ci danno la possibilità di ricercare ciò che più le persone si domandano riguardo al nostro prodotto o al mondo che lo circonda, in modo da ottenere l’ispirazione per nuovi contenuti. Allo stesso modo, esiste un metodo creativo utile a guidarci nella creazione di un piano editoriale.

A proposito, ho imparato COSA SIA un piano editoriale e quanto la sua cura sia importante e determinante per una buona efficacia della propria pagina o del proprio sito, ma soprattutto utile per quanto riguarda la gestione del proprio tempo lavorativo, anche se è molto importante entrare nell’ottica che se si vuole intraprendere un percorso di questo tipo un briciolo del proprio tempo va investito: la gestione e la cura della propria personalità social deve divenire un aspetto imprescindibile della nostra attività, e non accessorio, se lo scopo è quello di ottenere i risultati che questo mezzo è in grado di offrire.

Ho capito l’importanza di avere un sito internet ben curato e costantemente aggiornato, che oltre ad essere una grande dimostrazione della competenza e attenzione posta dietro al nostro marchio, è fondamentale ai fini dell’indicizzazione Google.

In tutto questo le immagini hanno un ruolo primario, per la loro naturale capacità di arrivare al cervello in modo nettamente più immediato rispetto alle parole. L’utilizzo di immagini di qualità aumenta la gradevolezza, l’interesse, la reputazione. Una buona tecnica, ad esempio, può essere avere un buon patrimonio fotografico da poter utilizzare sui diversi canali web per potersene servire ogni qualvolta se ne presenti la necessità. Un altro aspetto molto interessante sta nel fatto che alcune tecniche di fotografia possono essere utilizzate anche con le fotocamere di un qualsiasi smartphone in commercio, e grazie alle tecniche e alle modalità insegnate da Lorenzo Lucca ed Elisa Piemontesi, fotografi e visual storyteller in Plume, è possibile ottenere risultati più che dignitosi.

Rimanendo in argomento dell’ottenere risultati dignitosi senza rimetterci troppo a livello economico, sono stata felice di venire a conoscenza di due strumenti molto interessanti: Jimdo, che permette di creare il proprio sito internet senza essere dei programmatori esperti e Mailchimp, attraverso il quale è possibile di creare e gestire i propri contatti mail creando delle mailing list targetizzate alle quali mandare delle newsletter mirate senza fare spam.

Essere su internet vuol dire anche esporsi alle critiche.

Mi sono soffermata a ragionare sul fatto che buttarsi nell’oceano di internet vuol dire anche, inevitabilmente, esporre la propria persona e la propria impresa ad alcune critiche. D’altronde internet è lo specchio della società, e l’umanità non è mai stata immune dall’esprimere e ricevere i giudizi altrui. Sono fastidiose, minano il nostro orgoglio e la nostra anima ad un livello molto profondo, ma non per questo devono essere ignorate. Al contrario, una corretta gestione di esse, siano fondate, infondate o denigratorie le trasformano in un ennesimo parametro di conferma del nostro valore e della nostra professionalità agli occhi del pubblico. Mai prevaricare, riconoscere gli errori e usare buon senso sono gli ingredienti ideali per uscire al meglio da queste scomode situazioni.

Personalmente, ho trovato anche molto interessante osservare le reazioni del pubblico che a seconda delle tipologie del corso tenuto da Fulvio cambiava per età, formazione e tipologia di impresa. È stato molto bello,soprattutto, vedere persone anagraficamente lontane dai cosiddetti nativi digitali pronti ad imparare, mettersi in gioco per portare la propria esperienza su questo nuovo campo, capirlo, non capirlo, farsi delle domande, abbandonare il proprio iniziale cinismocome dei coraggiosi avventurieri decisi a inoltrarsi nella Giungla di internet.

Questa è l’ennesima conferma del fatto che, su internet e fuori da internet, è l’aspetto umano nella sua accezione più autentica ad uscirne vincitore; ad attirare, ad emozionare, a colpire in senso positivo o negativo. Si tratta di un legame insito nella nostra specie: ciò che è umano e spontaneo piace, è credibile, vero, è parte di tutti noi. E noi, inconsapevolmente, tutti i giorni lo portiamo nella nostra azienda o attività. Allora perché non raccontarlo?

Camilla Arcuri

 

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AUTORE

Fulvio Julita

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Prendo per mano professionisti e imprese, li accompagno nel mondo di internet. Attraverso il web e i social media, li aiuto a comunicare meglio e valorizzare la loro identità.

Nasco come creativo pubblicitario, graphic designer e consulente in comunicazione. Dal 1990, penso, progetto, coordino e scrivo per le aziende.

Mi sono specializzato in branding e social media marketing. e, da alcuni anni, il mio lavoro si è esteso alla formazione aziendale in materie legate alla comunicazione ed in particolare alle strategie di web e social media marketing.