Sette ragioni per cui ho scelto il self publishing

Alcuni mesi fa ho pubblicato un libro dal titolo “Raccontare le imprese”. Qualcuno mi ha chiesto perché abbia scelto di distribuirlo attraverso il self publishing anziché affidarmi a un editore tradizionale.

Cos’è il self publishing? È l’autoproduzione. Significa gestire autonomamente le fasi complementari alla scrittura del libro: la revisione, la stampa, la distribuzione, la promozione ad esempio.

È stata una scelta molto ponderata, la mia. Ho confrontato le due alternative, soppesando sette fattori, e alla fine ho tratto delle conclusioni. Ecco nel dettaglio gli elementi sui cui ho ragionato.

Il primo fattore che ho considerato è stato il tempo. Quello per bussare alle porte fino che avessi trovato un editore disposto a pubblicare il mio libro. Il self publishing mi ha permesso di saltare questo passaggio.

Il secondo fattore è stato l’editing. Un buon editore non porterebbe sul mercato un libro se non prima ben revisionato. Non tutti gli editori però sono tanto virtuosi, di conseguenza non sempre avere un editore significa garantire al lettore la qualità del testo. Io, pur scegliendo il self publishing, ho voluto affidare il manoscritto ad una editor professionista per la revisione, a salvaguardia della qualità del prodotto. L’editor è una figura professionale che si occupa della cura del testo, affianca l’autore nella stesura dell’opera, rileva errori e incongruenze, suggerisce interventi che migliorino la fruibilità e il valore del contenuto.

Terzo punto, la distribuzione. Affidandomi a Youcanprint, la piattaforma di self publishing scelta, ho portato il mio libro nei principali store on-line come Apple Bookstore e Amazon. Un trentina in tutto.
Da questo punto di vista un editore tradizionale offre un vantaggio in più: è in grado di portare un prodotto fisico – il libro cartaceo – sugli scaffali di un negozio fisico dove un potenziale acquirente potrebbe sfogliarlo, valutarlo e decidere di acquistarlo.
È anche vero che chiunque fosse interessato all’acquisto di un libro distribuito in modalità self publishing può ordinarlo in libreria. È sufficiente comunicare il nome dell’autore, il titolo e il numero ISBN (è un codice numerico univoco che identifica ogni libro presente sul mercato).

Quarto punto, la promozione. Può avvenire in luoghi fisici o su internet. In ogni caso è un’incombenza dell’autore. Avere un editore non significa esimersi dall’impegno. Un bravo editore, eventualmente, è in grado di fornire qualche occasione in più per presentare il libro in pubblico. Ma non è detto.

Quinto punto, i costi. Portare su carta il lavoro di un autore, trasformarlo in prodotto editoriale ha un costo. La carta, la stampa, la rilegatura e tutte le altre lavorazioni tipografiche sono spese in genere assorbite dagli editori – quelli più autorevoli – confidando di recuperarli attraverso le vendite.
Editori minori, invece, spesso chiedono all’autore di acquistare un numero minimo di copie a copertura dei costi.
Con Youcanprint e molte altre piattaforme di self publishing la questione passa in secondo piano in quanto non esiste un quantitativo minimo di copie da stampare. È la conseguenza di una scelta tecnologica, il cosiddetto print-on-demand: ogni copia viene prodotta a richiesta con tecnologie di stampa digitale.

Punto sei, il guadagno. Inutile illudersi, salvo poche eccezioni, non si diventa ricchi attraverso la vendita dei libri. A causa dell’abbondanza di titoli disponibili e una carenza patologica di lettori, ogni libro vende davvero poche copie. Inoltre il prezzo di vendita è in gran parte destinato alla copertura dei costi di produzione e distribuzione. Ciò che rimane all’autore è una percentuale minima, sia che tu abbia un editore, sia che tu abbia scelto la via del self publishing.

Settimo e ultimo punto, il prestigio. Un editore di nome – popolare o di nicchia settoriale – offre prestigio e garantisce al pubblico la qualità del lavoro svolto dall’autore. Va però detto che gli editori autorevoli sono pochi e quelli meno autorevoli danno lustro all’autore ne più ne meno di quanto ne offra il self publishing.

Conclusioni
Queste sono le valutazioni che ho fatto per il mio libro. Ci tengo a precisare che l’intento non era stabilire quale fosse la scelta migliore in assoluto e non è detto che per un prossimo libro, soppesando i pro e i contro delle opportunità che avrò di fronte, io non prenda decisioni differenti. Spero però di aver offerto con questo articolo qualche utile spunto di riflessione a chi sta meditando di dare alle stampe il proprio primo capolavoro.

Un’ultima cosa: per coloro che fossero interessati alla lettura di “Raccontare le imprese”, questa è la pagina ufficiale dove trovarlo.

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AUTORE

Fulvio Julita

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Web coach e digital strategist. Mi occupo di narrazione d’impresa applicata alle strategie di marketing. Prendo per mano professionisti e imprese, li accompagno nel mondo di internet. Attraverso il web e i social media, li aiuto a comunicare meglio, valorizzare la loro identità e vendere. Uso internet, parole e immagini per raccontare di imprese, prodotti e persone.