Elisa Piemontesi PLUME

Elisa Piemontesi

Racconto storie uniche ed emozionanti attraverso lo storytelling fotografico ed i social media, prendendo spunto da mondi diversi. Per molto tempo ho avuto il dubbio di come affrontare il discorso della mia formazione non "classica" , poi ho capito che è un aspetto che mi distingue. Ciò che lega lo storytelling alla mia formazione in un'accademia per lo spettacolo sono, in effetti, la comunicazione e l'emozione. Quando si danza, recita o si conduce si racconta una storia e si trasmettono delle emozioni attraverso linguaggi diversi. Ed è quello che faccio oggi.

Come fare storytelling per le piccole imprese (con i metodi Plume)

Storytelling è una parola che sentiamo spesso e – ne sono consapevole – non a tutti è chiaro cosa sia, come funzioni e soprattutto come farlo. In questo articolo vi spiegherò come gestire le storie d’impresa in una strategia di comunicazione digitale. In realtà dovrei dire “Come NOI facciamo storytelling…”, poiché non è la nostra una ricetta dal valore universale.

 

Innanzitutto quali sono le storie di cui ci occupiamo? Sono quelle di vita reale: le iniziative aziendali, le decisioni prese nei momenti cruciali da chi opera nell’azienda, le risposte ai clienti, i problemi risolti i piccoli e grandi traguardi raggiunti. Fare storytelling digitale significa portare sul web la quotidianità. È un’attitudine, quella del raccontare fuori da internet, già sviluppata nelle abitudini di chiunque abbia un prodotto da vendere. Attraverso le storie il venditore fa capire il proprio prodotto al potenziale cliente che ha di fronte, lo aiuta a immaginare i benefici. Succede ogni giorno in ogni occasione di vendita: in un negozio, al mercato, ad una fiera, attorno al tavolo di una sala riunioni.

Per spiegare cosa sia lo “storytelling” potrei partire da lontano, dalla retorica antica, da Socrate e Platone. Oppure dalla Bibbia e l’uso della parabola per trasmettere valori importanti.
In epoca recente abbiamo il ricordo di quel “Yes, we can”. È il motto che accompagnò Barack Obama nella rincorsa alla Casa Bianca  assieme al racconto di una storia entusiasmante. “Arrivo da una famiglia povera, gente che ha conosciuto la fame e la disperazione. Oggi mi candido alla Presidenza degli Stati Uniti. Ce l’ho fatta io, possiamo farcela tutti”.

Lo storytelling di Plume è il raccontare per farsi capire, per trasmettere concetti spesso complicati, per costruire rapporti di fiducia e vendere.

 

Le competenze per fare storytelling

Cosa serve a chi desidera raccontare una piccola impresa attraverso i social media? È necessario che chi racconta conosca bene la realtà di cui parla. Senza una conoscenza approfondita della materia, della realtà aziendale, dei valori e degli obiettivi che si vogliono raggiungere lo storytelling fatica a decollare.
Perché un progetto di narrazione funzioni è necessaria la collaborazione di tanti, anche di chi non avrà un ruolo operativo nella gestione della comunicazione. Serve coinvolgere almeno i responsabili delle aree chiave: commerciali, produzione, ricerca e sviluppo. Oltre alla proprietà, chiaramente. E le persone che da più tempo sono in azienda e ne rappresentano la memoria storica.
Tutte queste figure, per ragioni diverse, contribuiscono all’identità dell’impresa, sanno come e cosa funziona del loro lavoro, conoscono i fatti, gli episodi, gli argomenti, i bisogni dei clienti, le domande. Sono i custodi delle storie da raccontare.

Leggi anche Storytelling e marketing: perché le storie delle piccole imprese piacciono e fanno vendere

 

Le fasi di una strategia di storytelling

Possiamo riassumere in tre fasi il processo strategico:
1) Fissare gli obiettivi della narrazione;
2) Organizzare il piano editoriale;
3) Creare i contenuti.

L’obiettivo dello storytelling è creare le condizioni per vendere, rendere l’azienda riconoscibile, trasmettere fiducia: quali parole vorreste che le persone usassero quando parlano di voi? Ecco, sono quelle l’oggetto da veicolare attraverso le storie, le parole – anzi i concetti associati – che la vostra strategia dovrebbe suggerire.
Organizzare il piano editoriale è il passo successivo. È l’insieme di azioni strategiche che puntano a un target e ad un obiettivo misurabile. Si tratta quindi di stabilire argomenti di cui parlare, target a cui rivolgersi, canali dove raccontarsi (Facebook, Instagram, il sito web…) e il calendario delle pubblicazioni (si, dovete prendere un calendario e stabilire giorno per giorno l’argomento di cui parlare, l’orario, il canale da utilizzare). In questa fase può esservi utile il metodo SIEPE. Fulvio Julita, il suo ideatore (è uno dei fondatori di Plume), lo definisce coltellino svizzero per la via della flessibilità. Ha sviluppato SIEPE per stimolare le idee di chi gestisce piani editoriali.
Impostata la strategia, arriva il momento della creatività: l’elaborazione dei contenuti, ovvero dare forma alle storie, con parole e immagini. Anche in questa fase un metodo può essere d’aiuto: il metodo dei Cinque Vasi, per la precisione, ideato da Fulvio – sì, ancora lui – per offrire a chi scrive le parole giuste.

Storytelling e fotografie

Se alle parole saprete abbinare la giusta immagine, avrete fatto bingooo.
Spesso chi crea post per lo storytelling spende il 99% del tempo a pensare al testo, scoprendo solo all’ultimo di non avere la foto giusta da abbinare. Non sottovalutate questo aspetto: una buona fotografia cattura l’attenzione e trasmette il primo messaggio. Da una foto dipende il successo – l’attenzione del lettore – di tanti contenuti.

Sui social piacciono quel genere di fotografie che sono specchio credibile della realtà, pur nella loro imperfezione. Anzi, la perfezione allontana: il nostro cervello l’associa ad un messaggio pubblicitario, fuori luogo in un posto di relazioni come sono i social network. È il motivo per cui sconsiglio le fotografie stock per lo storytelling, quelle acquistabili nei portali specializzati, stereotipate e poco rappresentative della quotidianità della vostra azienda.

State alla larga anche da Google Immagini per la ricerca delle fotografie da utilizzare: la facilità con cui il motore di ricerca trova buone fotografie sul web non corrisponde alla possibilità di utilizzarle per i vostri scopi commerciali senza infrangere il diritto di qualcuno. Di ogni foto esiste sempre un autore che ne detiene il diritto esclusivo di sfruttamento. Usare un’immagine trovata con Google significa di norma violarne la proprietà, salvo sia accompagnata da esplicita licenza (Creative Commons è il nome della licenza che dovrebbe consentire l’eventuale sfruttamento commerciale gratuito).

Per noi lo storytelling fotografico è parte essenziale della strategia nella narrazione dell’impresa. Potete scoprire di più su come affrontiamo il contenuto visuale per il marketing leggendo di Storytelling e fotografia, ad esempio.

Spero di essere riuscita nell’intento. Il mio scopo era dare un’idea generale di come in Plume lavoriamo ad una strategia di narrazione per piccole imprese.
Per saperne di più vi invito a conoscere la nostra piccola creatura, il Club Raccontare le Imprese. L’iscrizione è gratuita, aperta a tutti e garantisce l’accesso a tanto materiale formativo con cui capire meglio l’applicazione dei metodi di storytelling. È sufficiente compilare un modulo e cliccare invio.