Fulvio Julita

Mi occupo di narrazione d’impresa applicata a strategie di marketing digitale. Prendo per mano professionisti e imprese, attraverso il web e i social media li aiuto a comunicare meglio, valorizzare la loro identità e vendere. Uso parole e immagini per raccontare di imprese, prodotti e persone.

Cosa fare se le tue newsletter finiscono nello spam

Non so se hai presente quel cartello “Per colpa di qualcuno, non si fa credito a nessuno”. Negli anni ’80 era normale trovarlo appeso dietro il bancone di qualche bar o negozio.
Ecco, quel principio “Uno è colpevole, tutti sono colpevoli” è ciò che impedisce anche alle email più innocue di arrivare a destinazione. A fermarle sono le barriere antispam che ogni provider innalza all’ingresso delle caselle di ricezione della posta. Tra quelle email potrebbero esserci anche le tue.

Vediamo di capire come posso aiutarti a migliorare la situazione.

Innanzitutto, cosa usi per spedire le tue newsletter? Se ti affidi ad un normale programma di posta elettronica, Outlook ad esempio, probabilmente hai già sperimentato un limite di destinatari di una singola mail imposto dal software o dal tuo provider. Superato quel limite, alla tua mail viene impedito l’invio. Comunque, rimanendo entro il limite, non è detto che il tuo messaggio giunga a destinazione.

 

Ci sono i filtri antispam dei destinatari in molti casi a impedire l’accesso alle mail sospettate di essere spam o addirittura contenere virus o veicolare frodi informatiche.

 

È la ragione per cui è preferibile l’utilizzo di una piattaforma on-line che consenta la gestione delle campagne e l’invio a un numero consistente di destinatari. La mia preferita è Mailchimp, un servizio utilizzato da 12 milioni di imprese con cui ogni giorno vengono spedite otre un miliardo di email.
Se hai un database di non oltre duemila indirizzi e non superi i 12mila invii al mese, puoi usare Mailchimp gratuitamente; oltre queste soglie scattano i piani a pagamento.

Perché una mail spedita con Mailchimp ha maggiori probabilità di arrivare a destinazione?
Perché in genere la piattaforma gode di una buona reputazione (rating) presso i provider per via delle procedure di verifica a cui Mailchimp sottopone gli account e i database: è una giornaliera guerra ai furbetti, alle liste di contatti non autorizzati, ai messaggi indesiderati.

Purtroppo non sempre le cose filano lisce anche se usi Mailchimp. Una volta superato il filtro antispam, alcune delle mail non arrivano comunque sotto agli occhi del destinatario. Gmail per esempio le parcheggia in “Promozioni“, una cartella a cui gli utenti prestano meno attenzione. Altri server di posta, pur lasciandole passare, le marchiano come spam potenziali. La percentuale di aperture delle email – è uno dei dati disponibili tra i report delle campagne – è condizionato perciò non solo dal reale interesse del destinatario per il contenuto ma anche dall’aver visto o no il messaggio.

 

Cosa fare per migliorare le situazione?


Ci sono alcuni principi che è buona cosa conoscere e regole da mettere in pratica nella costruzione del messaggio.

1) In generale tutti quei messaggi in cui si parla di guadagnare velocemente denaro e pagare meno qualcosa insospettisce i filtri anti spam. Esistono parole da evitare in quanto fanno scattare l’allarme rosso, come “porno”, “sesso”, “Viagra” e medicinali in genere. D’altronde se non sono oggetto del tuo business, perché mai dovresti usare quei termini?

2) Anche alla forma della mail è bene prestare attenzione. Non piacciono ai server di posta i messaggi con tanta immagine e poco testo, gli accostamenti cromatici fluorescenti, i testi tutto-maiuscolo e l’uso a pioggia dei punti esclamativi.

3) Attenzione al copia e incolla di un testo da un file Word. Spesso la copia si porta appresso informazioni di formattazione non visibili, ma riconosciuti dai filtri antispam. Meglio ripulire il codice attraverso strumenti specifici oppure digitare il testo nell’editor del software d’impaginazione della newsletter.

4) Fai in modo che l’indirizzo email del destinatario sia accompagnato dal nome o dal cognome. È sufficiente usare gli appositi merge tag, gli script che richiamano i campi corrispondenti. Quest’azione è utile perché comunica ai filtri che mittente e destinatario sono in relazione, tanto è vero che il primo conosce il secondo per nome o cognome.

5) Verifica e autentica il dominio (es. www.nomeazienda.com) da associare al mittente delle tue newsletter. Mailchimp illustra le due azioni nella pagina: Account > Settings > Verified domains. Seguendo le procedure dimostrerai una volta per sempre di essere legittimato a spedire newsletter a nome del dominio associato all’account.

Seguendo i miei consigli migliorerai la reputazione delle tue email e supererai un numero maggiore di ostacoli che si frappongono tra te e il destinatario delle tue newsletter. Benché difficilmente arriverai a tassi di apertura vicini al 100%, la percentuale sarà senz’altro più alta del risultato conseguibile con sistemi differenti da una piattaforma di email marketing. Lo dico anche nei miei corsi di formazione e, in aula, mi piace aggiungere quei consigli pratici, non scritti sui manuali, che derivano dalla pratica quotidiana.