Quel gran goal di Maradona al mondiale 1986: una metafora calcistica per capire il web marketing - Plume
Fulvio Julita

Fulvio Julita

Mi occupo di narrazione d’impresa applicata a strategie di marketing digitale. Prendo per mano professionisti e imprese, attraverso il web e i social media li aiuto a comunicare meglio, valorizzare la loro identità e vendere. Uso parole e immagini per raccontare di imprese, prodotti e persone.

Quel gran goal di Maradona al mondiale 1986: una metafora calcistica per capire il web marketing

Ci sono episodi che diventano frammenti di memoria collettiva. Come quel goal di Maradona al mondiale del 1986: pallone arpionato a centrocampo, cinque o sei avversari saltati, palla in rete e Argentina sul tetto del mondo. A farne le spese proprio quegli inglesi che quattro anni prima scaricarono bombe sulle Falkland.
Ma non di solo calcio vi voglio parlare in questo filmato. Anzi, è solo un pretesto per raccontarvi di marketing digitale, motori di ricerca e social media.

Perché sì, il goal di Maradona è stato tanto iconico quanto inusuale, una straordinaria eccezione. Ma cos’è in genere un goal, se non il risultato di un’azione corale, l’esito vincente del gioco di squadra?
Tanti giocatori in campo, ognuno con il proprio ruolo, la propria zolla di terreno da occupare, ben consapevole di quale sia il proprio scopo all’interno della formazione.

Il web marketing funziona così, come una squadra. Tanti piccoli pezzi apparentemente indipendenti tra di loro, che quando operano assieme formano un insieme vincente.

Così come un solo giocatore forte non garantisce risultati senza dei compagni che lo sostengano, non serve a nulla avere una pagina web ben fatta se dietro ad essa manca una strategia per portarci del traffico: inserzioni a pagamento, canali social, un piano editoriale e contenuti efficaci ad esempio.

Provate adesso a immedesimarvi in questa piccola storia.
State camminando per le vie di una grande metropoli, è la prima volta che vi mettete piede. In strada file di automobili si sorpassano, suonano il clacson, fa un gran caldo e iniziate ad avvertire un certo brontolio nello stomaco. Ogni cento metri c’è un locale. Non sapete cosa vi andrebbe di mangiare, o forse sì, ma proprio non sapete dove entrare.

Passate davanti ad un portoncino spoglio, date un’occhiata all’interno e notate solo un paio di vecchi tavolini senza sedie. Scuotete la testa e tirate dritto.
Superate un’altra porta, vedete qualche persona entrare ma non c’è nessuna insegna che vi faccia capire che genere di posto sia.
Poi eccolo, un ristorante enorme, con un bellissimo dehors e un ingresso sfarzoso, sembra quasi un castello. Carichi di aspettative entrate sorridenti, vi sedete e iniziare a sfogliare il menu. Salvo poi scoprire che da mangiare non c’è nulla.

La stessa cosa potrebbe accadervi navigando sul web. Già, navigando, perché il mondo di Internet è oceano di informazioni che ci costringe ad essere marinai sempre più abili e attenti, e spesso abbiamo bisogno di un salvagente.

Un sito web è il fischio d’inizio di una strategia.
Sicuramente un sito web ben curato è un buon biglietto da visita. È la prima impressione che l’utente ha della vostra realtà.
Una grafica accattivante attirerà molte più persone. Una mappa del sito intuitiva e completa contribuisce a trasmettere autorevolezza, competenza.
Ma ciò che convincerà il potenziale cliente a diventare tale, il lettore a non chiudere la finestra senza prima essersi iscritto alla newsletter o aver completato un acquisto sarà proprio ciò che sarete in grado di lasciargli. La sostanza, il contenuto.

Ripartiamo dalle fondamenta.
Il visitatore o futuro cliente, prima di diventare tale, deve sapere che esistete. Questo è il primo step.
Senza investire parte del proprio tempo nel fare advertising e in tutto ciò che riguarda il posizionamento SEO – ovvero ottimizzare sito e contenuti in funzione del farsi trovare con i motori di ricerca – nessuno saprà che voi ci siete e siete lì per soddisfare le sue esigenze.
Oggi possiamo sfruttare anche il potenziale dei social media, che possono rivelarsi un valido alleato per farci conoscere e rendere la comunicazione più versatile. I messaggi che trasmetterete acquisiranno sfumature diverse a seconda della piattaforma e del tipo di post che sceglierete di pubblicare. Questo vi permetterà di uscire dalla gabbia del Chi siamo, dove siamo, ragione sociale e di raggiungere un numero di persone più elevato con modalità talvolta inusuali.

Il secondo step è differenziarsi.
Qui più che mai entrano in gioco i contenuti, in particolare le storie.
Sono dotate del potere di trasformare l’azienda in un’identità unica e irripetibile.
Citando Seth Godin (guru del marketing), siate una mucca viola, quel qualcosa di diverso.
Dovete attirare l’attenzione del cliente, spezzare la routine di messaggi piatti e uguali che ogni giorno riceve, dovete trasmettere a chi legge i vostri valori ed entrare nella sua testa.
Lo storytelling fa capire al lettore che dall’altra parte ci sono persone che si nutrono delle sue stesse emozioni e riconoscono i suoi stessi valori.

E dopo il goal, palla al centro e via di nuovo.
Attenzione però: proprio come una squadra non smette di giocare dopo un goal o la prima vittoria, così anche la strategia di web marketing va protratta nel tempo.
Se da un giorno all’altro decidessimo di non aggiornare più il nostro blog aziendale, o di chiudere il nostro sito per dedicarci solo alle pagine social, non staremmo compiendo delle scelte sagge. Rompere il legame di empatia instaurato con il nostro pubblico lo porterebbe a dimenticarci, quando al contrario vorremmo essere ricordati, scelti e desiderati.

 

P.s. Ho scritto questo articolo con la complicità di Beatrice Lombardi, studentessa in comunicazione e membro del Club Raccontare le Imprese, la piccola community nata allo scopo di diffondere cultura della narrazione aziendale.
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